Penciclopedia

Se la penna vi interessa più della spada

Fisime: la conversione in eyedropper

Scritto il 2 Novembre, 2019 | da | No Comments

Mi è capitato diverse volte (è successo pure in un recente commento qui) di sentir parlare, consigliare o chiedere relativamente alla conversione a “eyedropper” (inteso in questo senso) di una penna.

L’idea in sostanza è quella di fare un balzo all’indietro di oltre un secolo (le penne con questo tipo di caricamento erano normali alla fine del 1800) e modificare il funzionamento di una ordinaria penna con caricamento a cartuccia per poter avere una (più) grande capacità di inchiostro.

Normalmente la cosa richiede di trovare un o-ring di dimensione opportuna e l’uso di grasso siliconico per poter trasformare in serbatoio il fusto di una ordinaria penna con caricamento a cartuccia. In questo modo si passerebbe dagli 0.7 ml di una cartuccia corta (o dagli 1.2 ml di una lunga) ai circa 2/3 ml che potrebbero entrare nel fusto.

L’o-ring ed il silicone servono ad evitare che l’inchiostro trafili via dalla penna non dal pennino, come fa normalmente, ma dalla giunzione fra corpo e fusto che normalmente non è progettata per essere a tenuta di liquidi. Talvolta risulta (almeno inizialmente) sufficiente l’uso di grasso siliconico, talvolta per la tranquillità di chi la penna se la porta in giro ed ha giustamente timore di trovarsi macchie dovute ad un utilizzo non propriamente normale della stessa l’uso di un o-ring è raccomandato.

Ma non sono i dettagli di una eventuale realizzazione della procedura che mi interessano, quanto approfindare l’utilità effettiva della stessa, che è, a voler essere buoni, parecchio dubbia. Se ci si vuole semplicemente divertire con una penna, tanto per provare qualcosa (forse scriverci non basta più), è un conto, idem se la penna è trasparente e fa piacere vederci dentro l’inchiostro colorato che sguazza, ma che ci sia davvero un miglioramento pratico ed una effettiva maggiorata capacità di inchiostro … direi proprio di no.

Anzitutto nell’operazione ci sono i rischi di perdite che se non si sigilla correttamente il serbatoio restano ben presenti, poi c’è il fatto che il grasso al silicone normalmente suggerito per migliorare la tenuta tende comunque a diffondersi (arrivando prima o poi all’alimentatore, con possibili effetti sul flusso dell’inchiostro). Anche inserire un o-ring e serrare è una cosa per cui la penna non è progettata, per cui il rischio di aumentare lo stress dei materiali (con relativo aumento dell’usura e delle probabilità di rottura) è reale. E sicuramente fare un cambio di inchiostro dopo la conversione richiederà delle operazioni di lavaggio un po’ più complicate del normale.

In tutto questo poi c’è un problema ben noto a chi usa le penne a contagocce (nel mio caso quelle originalmente tali) che quasi sempre viene sottaciuto, e cioè che a serbatoio poco carico la massa di aria contenuta della penna è sensibile al calore della mano, e la pressione fatta dall’aria contenuta nel corpo sull’inchiostro restante può causarne il gocciolamento, perché l’alimentatore non riesce a compensarla.

L’effetto dipende dalla bontà dell’alimentatore e da quanta aria resta nel corpo, ma maggiore la capacità del fusto, maggiore la sua incidenza. Onde per cui i più accorti avvisano di ricaricare comunque la penna quando l’inchiostro arriva a un terzo o a metà. Il che significa che alla fine una bella fetta dell’aumento di autonomia è puramente fittizio.

Ma alla fine il motivo che più di tutti mi spinge a classificare questa pratica come una fisima (magari divertente, ma non pretendiamo di dargli valore pratico) è comunque un altro: che senso ha fare tutto questo per ottenere una capacità di inchiostro di 2 o 3 ml, quando con una scatolina di cartucce se ne possono ottenere tranquillamente nella peggiore delle ipotesi 4 o 5?

PS: mi è stato detto che lo scopo è quello di far durare di più una singola carica di inchiostro, ma il tempo che si perde a ricaricare una penna a contagocce è senz’altro superiore a quello che si impiega a sostituire tre o quattro volte una cartuccia (per non parlare della scomodità dell’operazione che comporta portarsi dietro una boccetta e un contagocce).

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