Penciclopedia

Se la penna vi interessa più della spada

Chilton Long Island n. 27

Scritto il 11 Gennaio, 2011 | da | 1 Comment

Con un po’ di ritardo rispetto a quanto promesso nel resoconto dell’evento, sono finalmente riuscito a mettere insieme una recensione della mia ultima acquisizione, effettuata in occasione dello scorso Pen Show di Bologna.

Si tratta di una penna poco comune di un produttore poco comune. Per fortuna un venditore ne aveva un esemplare, che ho dovuto contrattare a caro prezzo (in effetti si tratta del modello di dimensioni maggiori), potendo contare solo sul fatto che difficilmente avrebbe potuto trovare qualcun altro a cui venderla…

Al solito le mia capacità fotografiche sono scarse, ma spero che la serie di foto che seguono sia sufficiente ad illustrare in maniera adeguata le caratteristiche di questa penna, una Chilton Long Island n. 27.

La Chilton è uno di quei produttori americani “secondari”, spesso assolutamente ignoti non solo al grande pubblico, ma anche al collezionista medio (specie a quello italiano). L’azienda produceva penne di assoluta qualità che non avevano nulla da invidiare, anzi per moltissimi aspetti erano nettamente superiori, a quelle delle marche più note.

La Chilton ha una storia affascinante e nasce dalle attività di Seth Chilton Crocker, figlio di Seth Sears Crocker, uno dei pionieri della produzione di stilografiche negli Stati Uniti e produttore delle penne Crocker. La caratteristica distintiva delle penne prodotte da Seth Chilton Crocker era il loro particolare sistema di riempimento, evoluzione dell’assai scomodo caricamento a soffio ideato dal padre.

Si tratta in sostanza di un efficiente e semplice sistema di riempimento a depressione: il corpo della penna è diviso in due cilindri (l’interno in metallo sottile, l’esterno che costituisce il corpo della penna) che scorrono a tenuta uno sull’altro con il fondello dotato di un foro (si è riportato nella figura sottostante lo schema della prima versione del caricamento, tratto dal brevetto originale americano).

Disegno dal brevetto US 1755586

Schema del brevetto Chilton US 1755586

Il fondello consente di far scorrere i due cilindri estraendone uno (nel caso della penna in questione, che usa la seconda versione del sistema, diversa da quella illustrata, quello interno). A questo punto per caricare la penna basta riportare in posizione il cilindro avendo cura di tenere chiuso con un dito il foro sul fondello. Questo creerà una compressione sul sacchetto in gomma interno, che si riespanderà, caricando l’inchiostro, non appena si lascerà aperto il foro sul fondello.

Il sistema è meccanicamente molto semplice e robusto, non necessita del meccanismo della levetta, quindi consente di usare sacchetti di gomma più capienti, e funziona ancora oggi meravigliosamente bene. Lo stesso principio, con qualche variazione nella realizzazione, verrà usato nel 1949 dalla Sheaffer per il suo Touchdown, con ben 20 anni di ritardo.

La penna in questione è un modello della produzione effettuata a Long Island (la sede originale della ditta era Boston). Il trasferimento avvenne all’incirca nel 1926, ma lo stile della penna, che risente delle linee affusolate lanciate dalla Balance della Sheaffer nel 1929, indica una creazione intorno agli anni ’30 (le informazioni disponibili sulla Chilton non sono molte e le datazioni risultano in genere piuttosto incerte).

La penna in questione è il modello marchiato 27 (il numero è sempre impresso sul fondello) realizzato in celluloide verde giada. Si tratta del modello di dimensioni maggiori della produzione di quel periodo, lungo 13 cm e largo 1,2 cm sul corpo ed 1,4 sul cappuccio. Quest’ultimo inoltre è dotato della peculiare clip a molla brevettata dall’azienda, che impedisce lo svitamento del cappuccio quando questa viene rialzata.

La penna è in ottime condizioni anche se la celluloide presenta presenta una certa discolorazione, praticamente inevitabile con questo colore, che comunque non è particolarmente grave e neanche troppo estesa. Il pennino, in oro 14 carati, è quello originale, marcato Chilton Pen, si tratta di un pennino semirigido di tratto fine con una buona scorrevolezza.

Test di scrittura di una Chilton Long Island 27

Test di scrittura di una Chilton Long Island 27

Si può classificare il pennino come semirigido in quanto esso, pur non essendo molto flessibile, riesce ugualmente con un po’ di pressione ad esprimere una certa variazione del tratto, come si può notare dall’esempio di scrittura riportato qui sopra. La scrittura risulta comunque, anche senza premere, piacevole e precisa.

Si tratta quindi di una penna che per l’epoca era estremamente avanzata sia in termini tecnici che qualitativi. Il grande errore della Chilton fu purtroppo quello di concentrarsi sulla qualità piuttosto che sulla comunicazione, per cui le sue penne vennero pubblicizzate poco e principalmente solo nell’area orientale degli Stati Uniti, con la conseguenza di avere una scarsa diffusione.

Questo portò ad un declino progressivo delle sorti dell’azienda che non riuscì mai a sfondare sul mercato ed ottenere successi di vendita proporzionati ai meriti delle sue penne, cosa che finì col portarla alla chiusura all’inizio degli anni ’40, lasciandoci però con alcune delle migliori stilografiche mai prodotte in quel periodo.

Comments

One Response to “Chilton Long Island n. 27”

  1. Resoconto Pen Show Firenze | Penciclopedia
    Aprile 19th, 2011 @ 01:06

    […] Sempre interessanti le penne presenti, anche con poche novità rispetto a Roma; fra queste spiccava però una rara Montblanc Compressor (stesso caricamento della Chilton di cui ho parlato in precedenza). […]

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