Penciclopedia

Se la penna vi interessa più della spada

Impressioni sulla nuova Deco Band

Scritto il 11 Giugno, 2016 | da | No Comments

Serie di Deco Band anni '20

Serie dei colori ordinari della Deco Band degli anni ’20

Lo scorso Novembre, al Pen Show di Bologna, ho avuto modo di vedere e provare la riedizione di uno dei massimi capolavori della Wahl-Eversharp, la cosiddetta “Deco Band“, la cui versione originale, introdotta nel 1928, è illustrata nella immagine a fianco.

L’originale è una delle penne più belle mai realizzate (da cui Omas copiò in maniera abbastanza evidente la veretta della sua Extra), e la nuova versione è una riproduzione abbastanza fedele in termini stilistici, ma presenta parecchie differenze.

Anzitutto la penna è stata realizzata, almeno per il momento, in tre soli dei colori originali, il nero, il palissandro ed il lapislazzulo, mostrati insieme in questa fotografia:

Nuove Deco Band

Nuove Deco Band

La differenza più evidente sono le dimensioni, la penna infatti è semplicemente enorme, è lunga quasi 15 cm chiusa con il cappuccio (più di una 149) e larga 18 mm nel cappuccio, contro delle dimensioni della versione originale pari rispettivamente a 13,5 cm e 15 mm.

Ancora più evidente, anche se non agli occhi, è la differenza di peso, anche a causa del nuovo sistema di caricamento infatti la penna è davvero di “sostanza”, pesa 44 grammi senza cappuccio e 58 completa, contro i circa 25 dell’originale.

Questo è a mio avviso il principale (direi l’unico) difetto della penna, così pesante, per quanto apprezzi le penne di sostanza, risulta faticosa da usare, e non è certo adatta (almeno per me) alle lunghe sessioni di scrittura.

Altra grande differenza con l’originale, meno evidente all’apparenza, ma sostanziale per il funzionamento della penna, è il sistema di caricamento, anch’esso una riedizione di un sistema storico, ma di una ditta che all’epoca era una concorrente della Eversharp. La nuova Deco Band infatti monta un sistema a depressione ripreso pari pari da quello che contraddistingueva le Chilton, e che in seguito venne reintepretato pure dalla Sheaffer con il Touch Down.

In sostanza per caricare la penna occorre svitare il fondellino ed estrarre il cilindro metallico che circonda il serbatoio (un sacchetto elastico) interno. Rispingendo in posizione il cilindro si comprime l’aria al suo interno che strizza il sacchetto fino al rilascio che avviene quando questo ritorna in posizione. Questo assicura una grande capacità di inchiostro, paragonabile con quella di uno stantuffo, che però non ho potuto misurare.

Novità minori sono la filettatura dorata e l’alimentatore in ebanite rossa, due piccole differenze che possono piacere o meno (a me son piaciute, anche se stilisticamente continuo a preferire l’originale). Quello che invece è stata in assoluto la sorpresa e costituisce l’aspetto più interessante della penna, è il pennino, che è un vero flessibile.

Test di scrittura

Test di scrittura

Come si può notare nell’immagine precedente infatti, ancorché l’escursione sia ridotta da una dimensione iniziale non sottilissima, il pennino consente di ottenere delle notevoli differenze di tratto con un po’ di pressione. E’ uno dei pochi pennini attuali (insieme al Falcon della Custom 912 della Pilot) che posso considerare davvero flessibile.

La penna infatti, anche se ho potuto provarla solo per intinzione, risulta scorrevolissima, il pennino scrive perfettamente anche senza la minima pressione e risponde egregiamente, allargando il tratto, non appena si preme un po’. Sul piano della scrittura non ha niente da invidiare a nessuno, e consente di ritrovare, su una penna moderna, senzazioni che si hanno solo con le antiche.

In tutto il resto (clip, veretta, proporzioni) la riproduzione, dimensioni a parte, è estremamente fedele all’originale. Alla fine la penna è senz’altro molto bella, ed originale sul piano tecnico perché anche se riprende un caricamento storico, si tratta comunque di un sistema che era fra più efficaci che nessuno oggi è stato i grado di riprodurre.

Il guidizio finale è senz’altro positivo, ma non entusiasta, la penna è bella ma con quel peso resta una penna da collezione o da occasioni importanti, e poco pratica nell’uso quotidiano. Si pone nella fascia di prezzo delle penne di lusso (costa circa come una 149 se non qualcosa in più) e di certo ritengo li possa valere assai più di quanto si presenta nella stessa fascia di prezzo, ma per quanto mi riguarda continuerò ad usare la sua antenata…

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