Penciclopedia

Se la penna vi interessa più della spada

Recensione Snorkel Pen

Scritto il 7 Febbraio, 2013 | da | No Comments

Nel 1952 la Sheaffer, che due anni prima aveva lanciato la nuova serie di penne denominate TM, abbreviazione di Thin Model, per la loro forma sottile, introdusse un nuovo modello, la Snorkel Pen, che pur riprendendo le stesse linee era dotata di un nuovo, ed estremamente sofisticato, sistema di caricamento.

Già dal 1949 la Sheaffer, distintasi nella sua storia per la creazione di numerosi sistemi di caricamento, il più noto dei quali resta quello a levetta da cui originano le sorti dell’azienda, aveva dotato le sue penne di un sistema molto particolare, denominato Touch Down, caratterizzato dalla compressione di un sacchetto di gomma effettuata dalla depressione ottenuta premendo in basso il fusto della penna, molto simile (in sostanza una rielaborazione) del caricamento pneumatico della Chilton.

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La novità introdotta con la nuova Snorkel Pen era di dotare il meccanismo del caricamento di un tubicino, lo “snorkel” appunto, che poteva essere estratto, fuoriuscendo dall’alimentatore, in modo da poterlo immergere nella boccetta di inchiostro ed effettuare il caricamento attraverso di esso senza sporcare il pennino. Una volta effettuato il caricamento, ottenuto con lo stesso sistema del Touch Down, il tubicino poteva essere ritratto, consentendo l’utilizzo della della penna.

Della penna vennero prodotte diverse versioni, identificate dalle varie finiture e dalla presenza o meno del pennino conico, prodotti sia in oro a 14 carati che in una lega di argento e palladio. La Snorkel Pen qui recensita è una “Valiant”, cioè una penna con corpo e cappuccio in plastica, pennino conico in oro 14 carati, dotata del classico emblema del White Dot usato dalla Sheaffer per indicare la garanzia a vita Lifetime.

Quello che contraddistingue questa penna, oltre al colore verde, che non è dei più comuni, è però il pennino, marcato “FF5”, dove le due “F sono l’abbreviazione di “Fine” e di “Flexible.
Si tratta in effetti di un pennino molto raro, la Sheaffer infatti è nota per la robustezza dei suoi pennini, ottenuta attraverso un maggiore spessore (e relativa quantità di oro impiegato) degli stessi, cosa che li rende molto rigidi.

Questo ha comportato che la quasi totalità della produzione della Sheaffer sia composta da pennini rigidi, ed in particolare i pennini conici usati nelle versioni ordinarie della Snorkel Pen possono essere tranquillamente utilizzati per fare copie a ricalco con la carta carbone, e non hanno nulla da invidiare ai pennini coperti della Parker 51, che all’epoca ne era la principale concorrente.

Test Snorkel Pen

Test scrittura di una Snorkel Pen

Ma anche se poco comuni, la Sheaffer ha sempre mantenuto una produzione di pennini flessibili, che però risultano molto più rari. Quello dell’esemplare esaminato è uno di questi ed infatti le ali sono lunghe e sottili, ed anche se non si arriva ai livelli dei flessibili degli anni ’20 si ottengono delle gradevolissime variazioni di tratto, illustrante nell’esempio precedente.

La penna è lunga e sottile e pesando una ventina di grammi è molto leggera, nonostante il serbatoio sia abbastanza piccolo il pennino fine unito ad un sistema di caricamento molto efficace nel comprimere il sacchetto comportano una autonomia notevole. Le linee sono le classiche forme affusolate usate dall’azienda fin dal 1929, quando fu la prima a introdurle in un mondo di penne cilindriche con la Balance.

Sul piano della scrittura la penna ha un flusso controllato e preciso, perfettamente adeguato ad una scrittura fine, ed un’ottima scorrevolezza. Nonostante abbia più di 50 anni può essere utilizzata senza nessun problema, ed ancora oggi risulta l’unica alternativa disponibile al caricamento a cartuccia per evitare di sporcare il pennino di inchiostro e doverlo ripulire.

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