Recensione Nettuno Docet
Scritto il 12 maggio, 2012 | da piccardi | No Comments
In occasione del (presunto) centesimo anniversario della Nettuno, la Aurora ha prodotto una ri-edizione speciale limitata di un modello storico di questa azienda, la Docet. Mettendo da parte tutti i dubbi (alquanto seri) sulla attendibilità del centenario (scarsa dato che Letizia Jacopini riporta nel suo libro che l’azienda risulta fondata, nei documenti della Camera di Commercio di Bologna, nel 1916), la Docet si va ad iscrivere in quella lista, assai corta peraltro, di riedizioni fatte con cura e con attenzione al mantenere lo stile e le caratteristiche del modello originale.
Per questo, anche se trovo antipatica la consuetidine di attribuirsi un’età maggiore di quella effettiva, e non apprezzo le edizioni limitate, tenuto conto che difficilmente festeggeranno il centenario nel 2016, quando forse sarebbe più corretto dal punto di vista storico, ho comunque deciso di recensire la penna.
Il materiale della penna è una resina plastica che imita i colori delle celluloidi antiche. Il materiale ha una ottima consistenza è leggero ma da una buona impressione di solidità. I colori, 4, per ciascuno dei quali sono stati prodotti 100 esemplari, sono molto belli. Anche se si tratta di una variante della attuale versione della Aurora 88 la penna riprende in maniera abbastanza fedele le linee originali, e presenta una linea semplice ed elegante senza inutili orpelli.
Il caricamento è il classico stantuffo, con il meccanismo della riserva magica creato dall’Aurora nel 1963 ed una finestrella trasparente per la visualizzazione del livello di inchiostro. Le finiture sono accuratissime e la qualità costruttiva della penna è ineccepibile.
La penna è dotata di un pennino in oro a 14 carati marchiato Nettuno, in oro bianco per le versioni Grigie e Bordeaux, disponibile nelle misure F, M e B. La versione che ho provato era equipaggiata con un pennino M risultato estremamente scorrevole, aiutato in questo da un flusso fin troppo abbondante che rende il tratto equivalente a quello di un broad di altre marche. Rimpiango di non aver potuto provare un F, ma a giudicare dal flusso non sarei comunque stato molto soddisfatto, la mia preferenza per i fini in questo caso viene a scontrarsi con l’eccessiva abbondanza del flusso.
La scrittura comunque è risultata gradevole nonostante lo spessore che per i miei gusti è davvero troppo ampio ed un pennino assolutamente rigido. Però è molto facile ottenere una grande scorrevolezza aumentando il flusso di inchiostro, e per le mie preferenze inizio a considerare tutto questo come uno stratagemma un po’ troppo semplice a spese dell’utente (ad esempio in termini di quantità di inchiostro che dovrà consumare…) rispetto a chi riesce ad ottenere gli stessi risultati con un flusso meno abbondante.
Riassumendo la valutazione in voti, al solito indicativi delle preferenze e gusti personali del recensore (specie quelli relativi al flusso di inchiostro):
- aspetto: 8.5 (linea semplice, finiture e lavorazione di qualità assoluta)
- scrittura: 7.5 (iperscorrevole, ma il flusso è davvero eccessivo)
- sistema di caricamento: 9.0 (il classico stantuffo e la riserva magica)
- qualità/prezzo: 8.0 (buono nonostante sia una edizione limitata)
In definitiva si tratta di una penna certo economica, ma di grandissima qualità costruttiva, con una linea classica e gradevole e comunque con un prezzo inferiore alla media delle edizioni limitate che in genere si fanno pagare molto salata questa caratteristica. Ma se avesse avuto un flusso di inchiostro un pelino più equilibrato l’avrei gradita molto di più.
Come sempre si ringraziano gli amici della Casa della Stilograficaper aver messo a disposizione l’esemplare della penna con cui sono state eseguite le prove di scrittura e per aver fornito le fotografie usate nell’articolo.
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Resoconto Alpa Adria Pen Show 2012
Scritto il 4 maggio, 2012 | da piccardi | No Comments
Lo scroso 23 Aprile si è svolto a Trieste la quindicesima edizione dell’Alpe Adria Pen Show, organizzato come negli anni precedenti dal Comitato Trieste Scrittura nella persona dell’infaticabile Enrico Lena. Come lo scorso anno il Pen Show si svolgeva presso l’Hotel NH, ma stavolta invece che nella hall dell’albergo, in un salone dedicato, molto ampio e luminoso.
Una ventina gli espositori presenti, con alcune partecipazioni estere (dalla Svizzera e dalla vicina ex-Jugoslavia), e con la sponsorizzazione di alcune aziende (Parker, Waterman e Pelikan) che hanno a loro volta offerto i premi per il concorso di disegni sul tema della penna stilografica, rivolto agli studenti locali, la cui premiazione, con la presenza del sindaco, si è svolta durante il pomeriggio, e che ha portato alla partecipazione di un nutrito gruppo di giovani con i loro genitori. Una iniziativa molto interessante, volta a creare interesse verso il mondo della stilografica, che si spera possa dare buoni risultati negli anni futuri.
Ma non essendo molto interessato alle stilografiche moderne, la mia attenzione si è rivolta principalmente alla vasta esposizione di penne antiche. In questo caso, rispetto alla tendenza classica degli altri Pen Show, e forse anche per la vicinanza al confine e la maggior partecipazione di espositori stranieri, la solita predominanza delle marche italiane è risultata alquanto sminuita, e ho avuto modo di apprezzare degli interessanti esemplari di Pelikan e Montblanc.
Ma la penna probabilmente più interessante resta la Uneman mostrata nelle foto precedenti. Benché meno nota con questo nome, e molto di più con quello di Pullman (usato nella comercializzazione fattane dalla ditta francese Meteore) questa penna costituisce probabilmente il primo esempio, precursore con oltre trenta anni di anticipo della Pilot Capless, di penna senza cappuccio. La penna infatti si apre premendone la parte posteriore che scorre rispetto al corpo esterno esterno, facendo fuoriuscire il corpo interno con il pennino attraverso uno sportellino.
La penna venne introdotta sul mercato nel 1932 ben due anni prima della tanto esaltata Asterope della Aurora che cercava di ottenere lo stesso risultato: assenza del cappuccio ed apertura con una sola mano. Ma rispetto a questa risulta anche molto più funzionale, specie per il caricamento, un normalissimo sistema a pulsante di fondo, semplicemente accessibile svitando un fondellino, cosa che rende possibile caricare la penna senza doverla aprire (in pratica smontare) come avviene per l’Asterope.
Una penna assai rara e molto interessante, come le chiacchierate con Fabio, unico altro membro della pattuglia della premiata “Associazione segreta collezionisti del Granducato di Toscana” con cui abbiam condiviso viaggio ed esperienza del Pen Show, e con Roberto, che ci ha dato un sacco di informazioni sulle Montblanc e sulle tecniche di restauro di cui è un grandissimo esperto. Sicuramente un Pen Show estremamente interessante, che si candida ad essere il più partecipato, sia in termini di espositori che di visitatori, fra quelli italiani.
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Foto Pen Show Trieste 2012
Scritto il 24 aprile, 2012 | da piccardi | 1 Comment
Una serie di foto del Pen Show di Trieste, svoltosi il 23/4/2012 all’hotel NH.Seguirà un resoconto a breve.
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Resoconto Pen Show Firenze 2012
Scritto il 19 aprile, 2012 | da piccardi | 2 Comments
Con un po’ di ritardo rispetto allo svolgimento dello stesso, segue un breve resoconto del Pen Show di Firenze organizzato come tutti gli anni dalla ACPS per la Domenica delle Palme. Le foto dell’evento sono già state pubblicate in un precedente articolo, e non starò a riprenderle qui.
Il Pen Show si è svolto in una sala interna del centralissimo Hotel Baglioni, situato a due passi dalla Stazione di S. M. Novella. La partecipazione di espositori era abbastanza ridotta, una dozzina in tutto, con una unica partecipazione internazionale costituita da Miroslav Tischler di Penkala, che ha approfittato dell’occasione per visitare Firenze.
Nonostante il numero di espositori ai banchi sia stato limitato la partecipazione del pubblico è stata numerosa, sia dentro che fuori la sala, dato che come sempre un Pen Show è anche l’occasione sfruttata da collezionisti e appassionati per incontrarsi. Nel caso specifico è stata anche l’occasione per un gruppetto di appartenenti al forum di FountainPen.it per incontrarsi finalmente di persona.
Molte le penne interessanti presenti, con al solito le italiane a farla da padrone. Grazie alla gentilezza di Francesco Gargiulo e Marco Vanzi ho avuto l’occasione di provare a fare qualche fotografia ad alcune penne molto rare con la nuova macchina, ma devo ancora impratichirmi ed i risultati, anche per le scarse condizioni di luce, non sono stati esaltanti.
Nel caso di Francesco sono risultati molto interessanti una serie di esemplari della Aurora, fra cui spiccano una Internazionale con colori splendidamente conservati ed una Duplex di taglia massima in un raro set con matita e scatola oltre ad un paio di rientranti n.0. Ma ancora più interessante una rara Montblanc Kompressor, modello prodotto per brevissimo tempo, e dotato dello stesso sistema di caricamento della Chilton.
Altrettanto interessanti le penne mostratemi da Marco, fra cui una Colorado, forse la più ordinaria, insieme ad una rarissima Zerollo di grandi dimensioni, in celluloide verde giada. Ma pur essendo molto meno rara, ho trovato molto più bella, per fantastici i colori della celluloide che purtroppo non sono riuscito a rendere nelle foto, la Tibaldi Modello 60.
Penne a parte resta un po’ di delusione per l’ambiente veramente piccolo, e la cui illuminazione lasciava purtroppo parecchio a desiderare. In coda all’evento si è poi tenuta l’assemblea dell’ACPS, che ha portato a varie novità su cui torneremo più avanti.
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Tags: ACPS > Aurora Duplex > Colorado > Montblanc Kompressor > pen show > stilografiche antiche > Tibaldi 60 > Zerollo
Recensione Visconti Homo Sapiens Steel
Scritto il 11 aprile, 2012 | da piccardi | No Comments
La Homo Sapiens della Visconti è senz’altro una delle penne più interessanti uscite negli ultimi anni. La penna infatti si contraddistingue per una lunga serie di caratteristiche innovative, a partire dal materiale del corpo, una resina plastica speciale costriuta con lava basaltica, che conferisce alla penna oltre ad una notevole robustezza anche una senzazione al tatto di “asciuttezza” assolutamente unica con un grande risultato in termini di stabilità della presa senza ricorrere alla sgradevolezza di una superficie ruvida o gommosa. Una verà novità rispetto alla molto più comune riproposizione in salsa moderna di vari sostituti della celluloide, che dimostra che anche nel campo dei materiali è possibile davvero creare qualcosa di nuovo.
Altrettanto innovativa ed interessate è la chiusura a “baionetta” del cappuccio, sicuramente una delle più stabili mai realizzate (è praticamente impossibile che il cappuccio si sviti o si stacchi accidentalmente), ma anche assolutamente comoda e semplice da usare. Una caratteristica interessante, anche se non strettamente una novità assoluta come le precedenti (la prima versione è stata realizzata dalla Onoto nel 1905) è il sistema di caricamento a siringa rovesciata anche se l’esemplare che ho provato era la versione “slim” equipaggiata con un più comune, ma comunque valido, caricamento a stantuffo.
Stilisticamente la penna presenta delle forme molto semplici e pulite, migliori a mio avviso di quelle della sorella maggiore con gli anelli in bronzo anche sul corpo, che spezzando un po’ le linee dello stesso mi piacciono meno, anche se il contrasto di colore risulta senz’altro più gradevole in quel caso. Inoltre dopo averle prese in mano entrambe devo dire che nonostante le dimensioni leggermente inferiori la “slim” risulta altrettanto meneggevole della sorella maggiore, se non di più grazie anche al peso inferiore.
Pur essendo una penna molto innovativa la Homo Sapiens ha ricevuto molte critiche, in particolare per la qualità di scrittura e l’uso di un pennino in palladio anziché in oro. In entrambi i casi devo dire che per quanto riguarda la mia esperienza queste critiche sono risultate del tutto infondate.
In particolare il pennino in palladio si è rivelato una gradevolissima sorpresa, un fine flessibile, unico fra quelli che mi sia capitato di provare nelle penne moderne, che si avvicina davvero alla flessibilità di un antico, ponendosi parecchie spanne al di sopra dei concorrenti che ho provato in altre recensioni.
Ma oltre che flessibile il pennino si è dimostrato pure straordinariamente scorrevole e morbido, con la penna che scrive, come tutte dovrebbero fare, anche quando viene solo appoggiata sul foglio senza applicare nessuna pressione, e che risponde con prontezza alle variazioni del tratto.
Unico difetto, ma solo per i miei gusti, è che le dimensioni da fine europeo (cioè tendenti al medio) unite ad un flusso piuttosto generoso, rendono il tratto di base un po’ troppo largo, e con questo riducono anche il risalto delle possibili variazioni ottenibili grazie alla sua ottima flessibilità. Il mio maggiore auspicio a questo punto è che venga prodotta anche una versione extrafine.
Al solito il rituale, forse un po’ stantio, ma purtroppo obbligato, dei voti:
- aspetto: 8.0 (linea semplice, ottime finiture)
- scrittura: 9.5 (fosse più fine meriterebbe il 10)
- sistema di caricamento: 8.5 (il classico stantuffo)
- qualità/prezzo: 9.0 (molto buono visto i materiali e le lavorazioni innovative)
In definitiva si tratta di una penna certo non della fascia economica, ma comunque con un prezzo più che ragionevole, assolutamente adeguato alla qualità dell’oggetto, specie considerando l’altissimo tasso di innovazione che contiene.
Come sempre si ringraziano gli amici della Casa della Stilograficaper aver messo a disposizione l’esemplare della penna con cui sono state eseguite le prove di scrittura e per aver fornito le fotografie usate nell’articolo.
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Recensione Kaweco Lilliput
Scritto il 6 aprile, 2012 | da piccardi | No Comments
La Kaweco è una delle aziende produttrici di stilografiche più antiche di Europa ed in Germania ha una storia che è seconda solo a quella della Soennecken. Purtroppo come per quest’ultima, l’azienda subì in maniera pesantissima la crisi dovuta al successo della penna a sfera sparendo dal mercato, per poi essere riportata in vita negli anni recenti.
A differenza di molte altre operazioni di “resurrezione” di marchi storici, che han portato alla produzione di costosissime penne in edizioni limitate, o produzioni ad altissimo tasso di pacchianeria, la Kaweco sembra essersi orientata da subito ad una riproposizione dei suoi modelli classici, rielaborati per l’uso di materiali modeni, orientati però, come gli originali, all’uso comune.
I risultati ottenuti, già apprezzati per la riedizione della Kaweco Sport presa in esame in precedenza, sono interessanti anche per un altro modello, la Lilliput, una penna di piccolissime dimensioni che compariva già in un catalogo del 1911. In questo caso la riedizione ha visto il passaggio dall’ebanite all’alluminio, con una penna comunque molto leggera, ed adatta, grazie alle sue ridottissime dimensioni, anche ad essere usata come complemento da unire ad una agenda.
La principale caratteristica di questa penna infatti sono le dimensioni minuscole, 9,7 cm da chiusa, che però diventano 12,5 con il cappuccio calzato, rendendo la penna utilizzabile comodamente. Le finiture sono semplici, ma molto curate e la qualità realizzativa è ottima, considerato che si tratta comunque di una penna relativamente economica, con un prezzo intorno ai 50 euro. Il caricamento è a cartuccia/converter, ed il diametro della penna supera appena quello delle cartucce.
Nonostante le dimensioni ridotte, la penna è ben equilibrata e maneggevole, il pennino è in acciaio, ma resta molto scorrevole e la scrittura risulta gradevole, con un flusso generoso e senza incertezze. In sostanza come per la Sport si tratta di una penna pensata per essere usata, ed è pratica e funzionale nonostante le dimensioni minimali.
Ritornando al solito rituale dei voti, che come sempre van presi più come una indicazione dei gusti dell’autore che come una valutazione oggettiva, i risultati sono:
- aspetto: 8.0 (linea semplice, ottime finiture)
- scrittura: 8.0 (comoda e scorrevole)
- sistema di caricamento: 6 (ordinario cartuccia/converter)
- qualità/prezzo: 9 (molto buono visto i materiali impiegati)
In sostanza una penna senza tanti fronzoli, magari poco adatta a chi ha mani molto grandi, ma utilissima se si vuole avere una stilografica di piccole dimensioni da riporre negli spazi più ridotti.
Come sempre si ringraziano gli amici della Casa della Stilografica per aver messo a disposizione l’esemplare della penna con cui sono state eseguite le prove di scrittura e per aver fornito la fotografia usata nell’articolo.
Foto Pen Show Firenze 2012
Scritto il 3 aprile, 2012 | da piccardi | 1 Comment
Una prima mandata di fotografie. Ne seguiranno di altre con il resoconto.
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Resoconto Colonia Pen Show 2012
Scritto il 1 aprile, 2012 | da piccardi | No Comments
Lo scorso 24 Marzo si è tenuto a Colonia il tradizionale Pen Show annuale presso il Tennis Club, sulla riva destra del Reno. La formula, invariata da anni, prevede l’ingresso alle 10.00 degli espositori, l’entrata “precoce” a pagamento alle 12.00 e l’ingresso libero il pomeriggio, quest’anno a partire dalle 13.00.
Come lo scorso anno il tempo era molto bello e la terrazza esterna del Club è risultata molto affollata, specie nelle ore centrali del giorno, da parte di visitatori ed espositori, desiderosi di sfuggire al clima soffocante della sala dove si svolgeva la manifestazione.
Benché si sia riscontrato un ulteriore calo delle presenze di espositori rispetto allo scorso anno (con addirittura due tavoli rimasti liberi) il grande affollamento di appassionati verificatosi all’apertura al pubblico ha comunque evindenziato quello che viene considerato da tutti il principale limite di questa manifestazione, l’esser tenuta in un ambiente troppo piccolo.
Nonostante il calo rispetto alle edizioni precedenti l’affluenza è stata copiosa (difficile quantificarla, ma senz’altro superiore a qualche centinaio di persone) ed il Pen Show di Colonia resta comunque ben al di sopra delle dimensioni di qualunque Pen Show italiano.
Al di la del numeroso pubblico erano presenti infatti circa una quarantina di espositori, con una corposa partecipazione internazionale. Pochi gli italiani fra gli espositori (solo Roberto e Francesco) dato che Tom in questo caso non conta come tale, anche in ragione dello scarsissimo interesse che le penne italiane riscuotono in questo mercato.
Come sempre infatti la fan da padrone le penne tedesche, in particolare erano presenti alcune Montblanc veramente rare e pregiate, come quelle mostrate nelle foto a seguire, fra cui spicca una penna con caricamento a levetta con rivestimento in argento inglese, una Rouge et Noir laminata, ed una … beh, una penna che potremmo chiamare “Vert et Noir” .
Altrettanto rilevanti, e assai difficili anche solo da vedersi in Italia, delle Pelikan come quelle di questa seconda serie di penne, fra cui spicca una T111 (la famosa lavorazione Toledo), una delle penne più desiderate al mondo, in condizioni eccellenti, ad un costo altrettanto eccellente:
Ma nonostante la predominanza netta delle marche di casa, la presenza di espositori provenienti dagli Stati Uniti ha permesso di apprezzare dei notevoli esemplari di penne americane, come le Waterman e le Eversharp già pubblicate nel precedente articolo.
In definitiva una trasferta molto interessante oltre che per la possibilità di ammirare esemplari impossibili da trovare da noi, anche per i prezzi, che per le penne di casa sono nettamente più convenienti di quanto si riesca ad ottenere in Italia.
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Foto Pen Show Colonia 2012
Scritto il 28 marzo, 2012 | da piccardi | 3 Comments
Una prima mandata di foto del Pen Show di Colonia di quest’anno, seguiranno le foto con i modelli più interessanti insieme al resoconto più avanti.
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Waterman Edson
Scritto il 15 marzo, 2012 | da piccardi | No Comments
Benché non si tratti certo di una novità, essendo la Edson una penna uscita nel 1992, che raggiunge quindi i 20 anni di produzione, ho deciso di dedicare una recensione a questa Waterman perché la considero una delle poche penne moderne veramente interessanti, ed uno dei migliori candidati nella produzione recente a diventare un modello storico.
La penna venne creata in celebrazione di un qualche anniversario di cui ormai ho perso ogni traccia e memoria, ed inizialmente si pensava che sarebbe stata prodotta solo in edizione limitata. La penna infatti è numerata (nel mio caso riporta la cifra 041117 sul lato destro della clip), ma la produzione non è stata interrotta per vari anni, e dopo qualche tempo alla versione originale (solo blu) si affiancarono la versione rossa e quella verde.
Le edizioni limitate sono comunque venute in seguito per vari anniversari dell’azienda (120°, 125°) ed ultimamente è stata pure prodotta una versione nera con finiture e cappuccio in metallo bianco. Ma quella a cui faccio riferimento in questa recensione è la versione originale di colore blu, che oggi non è più in produzione, e che resta a mio avviso parecchie spanne sopra tutte le successive, soprattutto rispetto alle costosissime edizioni limitate con le loro inutili e nocive aggiunte di elementi decorativi di scarso interesse.
Il punto di maggiore forza di questa penna infatti è il design che incarna perfettamente lo stile “streamlined” introdotto nel 1929 dalla Sheaffer con il modello Balance. A differenza di tutte le altre penne con forme affusolate (la classica linea a sigaro o siluro) le curve restano continue, senza appiattimenti nel centro del corpo, senza interruzioni per verette decorazioni o pomelli, senza il taglio radicale della punta grazie al pennino conico intarsiato ed all’alimentatore che fa parte integrante della sezione.
La purezza e la semplicità delle linee, che vengono mantenute sia dal cappuccio, in un blocco unico di ottone satinato, che dalla clip, che corrisponde alla curvatura del corpo della penna, sono la caratteristica vincente di una stilografica che risplende nella totale assenza di qualunque elemento decorativo esterno.
Altrettanto d’impatto è il contrasto fra il profondo blu traslucido del corpo e l’oro del cappuccio, che viene ripreso anche nelle linee del pennino. Unico elemento decorativo resta, a penna aperta, l’intarsio sulla sezione che riprende in simmetria il disegno della clip e crea una continuità di linee con il pennino. La penna resta equilibrata anche nello stacco della sezione dal corpo, rientrante per il tanto che basta a consentire una continuità di linee a cappuccio chiuso, e resta discreta anche la presenza dei dossetti dorati leggermente sporgenti per l’incastro sul cappuccio.
Infine il materiale è decisamente originale, una particolarissima resina plastica realizzata in un doppio strato che consente di ottenere un incredibile effetto di traslucenza/trasparenza dei bordi ed una profondità di colore molto più interessante sul piano estetico della solita riproposizione di sgargianti imitazioni della celluloide. Finalmente un uso dei materiali moderni per creare qualcosa di nuovo. Inoltre l’aver mantenuto l’essenzialità nei colori si dimostra di nuovo una scelta stilisticamente vincente.
Ma al di là dello stile, ciò che conta davvero in una penna è la scrittura, che spesso purtroppo non è all’altezza della ricercatezza delle decorazioni e delle finiture. In questo caso, invece la qualità di scrittura è assoluta e la Edson era accreditata come una delle poche penne che hanno un diverso alimentatore per ciascuna misura di pennino.
La scrittura risulta infatti scorrevolissima nonostante la rigidezza estrema del pennino (che non poteva comunque essere realizzato altrimenti). E’ la sola penna di produzione “occidentale” che non sfigura minimamente nei confronti delle concorrenti giapponesi. Oltre alla scorrevolezza la penna risponde sempre prontamente e scrive immediatamente anche dopo vari giorni di inutilizzo.
Nella scansione precedente viene riportato un test di scrittura eseguito con un Jentle Ink Blu/Nero della Sailor su un blocco Pignastyl. Il pennino è un fine con un flusso ben regolato anche se un pelino generoso, e la penna risulta ben equilibrata sia con che senza cappuccio, anche se chi ama le penne leggere preferirà la seconda opzione, che rende la penna molto più leggera e maneggevole.
Unica nota dolente, oltre ovviamente un prezzo non indifferente (trattavasi comunque della penna di maggior pregio della Waterman), è il caricamento, a cartuccia/converter, anche se il converter è molto raffinato e realizzato specificamente per questo modello in metallo e plastica con gli stessi colori della penna (blu e oro). Devo comunque riconoscere che un caricamento più sofisticato come uno stantuffo avrebbe imposto una rottura delle linee del corpo, ed in questo caso usare cartuccia/converter è un compromesso che sono disposto a accettare.
Veniamo infine al solito rituale del giudizio espresso in voti, ricordando ancora una volta al lettore di prenderli con la dovuta cautela, essendo il risultato, in particolar modo quello dell’aspetto, dettato dalle personali preferenze dell’autore:
- aspetto: 10.0 (una delle penne più belle mai realizzate)
- scrittura: 9.5 (perfetta, peccato non possa essere flessibile)
- sistema di caricamento: 7.0 (cartuccia e converter dedicato)
- qualità/prezzo: 7.5 (costo elevato, ma penna di valore)
Per concludere si tratta della sola penna moderna della quale mi sia innamorato a prima vista e per la quale sia stato disposto a spendere quanto avrei speso per una antica. Un valore che per fortuna, a giudicare dalle quotazioni su Ebay, pare anche mantenersi nel tempo.
Si ringraziano gli amici della Casa della Stilografica per aver messo a disposizione le fotografie usate nell’articolo.
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